Devasini: “No alla Proposta di Legge che cancella il lavoro agli erboristi. Se si vuole adeguare il settore lo si riformi partendo dalla salvaguardia della competenza e della professionalità dell’Erborista

Lo scorso 26 ottobre si è tenuta l’Audizione delle Associazioni di Categoria degli Erboristi presso la Commissione Agricoltura della Camera in merito al Disegno di Legge n. 3864, sulla “Disciplina della coltivazione, della raccolta e della prima trasformazione delle piante officinali”. La Proposta di Legge propone di superare i limiti che sarebbero posti dalla Legge 6 gennaio 1931, n. 99 (sull’erboristeria) alle attività che gli agricoltori potrebbero svolgere nel settore. In particolare, oltre alla coltivazione delle piante, introduce un concetto con il quale si autorizzerebbe lo stesso coltivatore ad operare una “prima trasformazione” delle piante raccolte “consistente prevalentemente nelle attività di lavaggio, defoliazione, cernita, essiccazione, taglio e distillazione“ delle stesse. A tal fine i proponenti del Disegno di Legge dispongono l’abrogazione pressoché integrale della Legge 99/1931.
Il Presidente di Unerbe Confesercenti, Maurizio Devasini, ascoltato dalla Commissione Agricoltura, ha ribadito che la Legge 99 non si può gettare nel cestino senza un’adeguata riforma del settore che metta al centro il grado di competenze e la preparazione che l’erborista moderno deve avere, soprattutto, per la tutela della salute dei cittadini. “E’ utile ricordare che se non si hanno le competenze dell’erborista, dal momento della raccolta alla trasformazione finale della pianta officinale si rischia di perdere o trasformare il principio attivo contenuto in essa, compromettendo il fine per il quale è destinata."


 

CAMERA DEI DEPUTATI
XIII Commissione Agricoltura

OSSERVAZIONI UNERBE – CONFESERCENTI

Alla Proposta di Legge AC n. 3864
“Disciplina della coltivazione, della raccolta e della prima trasformazione
delle piante officinali”

 

L’Atto Camera n. 3864, sulla “Disciplina della coltivazione, della raccolta e della prima trasformazione delle piante officinali”, si propone di superare i limiti che sarebbero posti dalla legge 6 gennaio 1931, n. 99 (sull’erboristeria) alle attività che gli agricoltori potrebbero svolgere nel settore.
Il 70% del fabbisogno nazionale di erbe officinali proviene infatti dalle importazioni: numerosi produttori agricoli vedono nella coltivazione di tali piante nuove opportunità, anche più remunerative di quelle tradizionali: un’altra importante attività connessa alla filiera agricola delle piante officinali è la raccolta spontanea, ulteriore opportunità che, senza problemi di investimenti ed alta specializzazione, come richiesto dalle coltivazioni, può essere sfruttata sulla base della conoscenza delle specie.
La Legge 6 gennaio 1931, n. 99, recante “Disciplina della coltivazione, raccolta e commercio delle piante officinali”, all’art. 7, stabilisce che “il diploma di erborista conferisce l'autorizzazione a coltivare e raccogliere piante officinali indigene ed esotiche, nonché alla preparazione industriale di esse”: in tal modo, secondo i promotori della Proposta di Legge, la normativa in essere impone al coltivatore di possedere la qualifica di erborista, laddove la coltivazione e la prima lavorazione delle piante officinali dovrebbero essere riconosciute quali attività agricole.
UNERBE condivide l’ispirazione di fondo della normativa proposta, nel senso di “provocare” ed incentivare “il progresso della filiera agricola delle piante officinali che superi, nella fase della produzione primaria, la definizione di settore di nicchia nel quale, tradizionalmente, le produzioni erano e sono rappresentate con la presenza comunque tradizionale, di specie spontanee, caratterizzate da un numero elevato di prodotti, ma da scarsi volumi” mentre “molte specie utilizzate dalle nostre industrie non sono tradizionalmente prodotte, ma potenzialmente producibili in Italia, con la necessità di dover ricorrere all’importazione”.
Ciò detto, la proposta incorre però in diversi errori di fondo, che fanno di essa un testo non condivisibile, se non apportando alcune essenziali modificazioni.
Anzitutto, l’abrogazione pressoché integrale della Legge n. 99/1931 è inaccettabile, se non nell’ottica della riforma del settore erboristico. Non si può, con un sol colpo, sopprimerne l’intero articolato, fatta eccezione per l’art. 6, che fa riferimento al “diploma di erborista”, e per l’art. 9, che esclude dalla definizione di erborista chi distilla piante acquistate da raccoglitori o detiene per uso proprio o della famiglia, senza farne commercio, piante officinali in quantità non superiore a quella stabilita dall'apposito elenco.
Non si comprende infatti quale sarebbe la funzione del predetto diploma, in mancanza dell’indicazione di funzioni e competenze che appartengano in esclusiva a chi abbia effettuato l’appropriato corso di studi.
Per quanto ci consta, all’erborista vanno conservate le precipue competenze esclusive di cui all’art. 7 della Legge n. 99: dunque a chi abbia ottenuto il diploma di erborista di cui all’art. 7 (e/o gli altri titoli che consentono di esercitare la professione) si consentirà di coltivare e raccogliere piante officinali, nonché di prepararle, con la specificazione di cosa si intenda per “preparazione industriale”, voce da sviluppare con riferimento alle preparazioni consentite all’erborista nel proprio laboratorio.
Ciò non escluderà all’imprenditore agricolo, di cui all’art. 2135 del Codice Civile, secondo quanto previsto dalla Proposta di Legge, di coltivare le piante officinali. Qualsiasi altra lavorazione non potrà che essere effettuata dall’erborista diplomato.
Quanto alla raccolta spontanea delle piante officinali, la relazione alla Proposta di Legge, molto opportunamente, fa richiamo all’esigenza della perfetta conoscenza dell’identità botanica delle piante, e prevede pertanto che i raccoglitori debbano essere preparati in modo specifico e accurato e soprattutto in possesso di un titolo di studio adeguato. Ad avviso della scrivente Associazione, tale titolo di studio non può che essere il diploma di erborista (e titoli affini).
Pertanto, si ritiene, concludendo, che all’imprenditore agricolo dovrebbe essere consentito coltivare le piante officinali.
Dovrebbero restare di competenza dell’erborista, come previsto, coltivare e raccogliere (compresa la raccolta spontanea, preclusa all’imprenditore agricolo, che potrà raccogliere solo nel proprio fondo) le piante officinali ed effettuare le preparazioni industriali che comprendono, oltre naturalmente alle operazioni di “prima trasformazione”, tutte le altre operazioni più complesse permesse dal proprio titolo di studio. Ovviamente sia le piante officinali che i prodotti realizzati attraverso le preparazioni industriali consentite, potranno, dal medesimo, essere commercializzati, oltre che all’ingrosso ad operatori professionali, anche al dettaglio.